Il 7 settembre verrà
proclamato santo Pier Giorgio Frassati, un laico e un giovane,
che può essere un richiamo per i tanti under-30 che hanno
risposto con entusiasmo anche al recente Giubileo dei Giovani a
Roma. Molte diocesi e associazioni stanno organizzando
pellegrinaggi per uno degli eventi giubilari più attesi, la
canonizzazione di Frassati (insieme a quella di un altro
ragazzo, Carlo Acutis), confermando l'attualità di questo santo
a cui il giornalista e scrittore Vincenzo Sansonetti dedica una
nuova, completa biografia, pubblicata per le Edizioni Ares con
il titolo "Pier Giorgio Frassati. La gioia non avrà misura". La
breve vita di Frassati resta una testimonianza di Vangelo
vissuto. Il suo motto, "Verso l'alto", riassume la sua
spiritualità: cercare Dio e poi scendere per servire gli ultimi.
"La nostra vita per essere cristiana è una continua rinunzia,
un continuo sacrificio, che però non è pesante quando solo si
pensi che cosa sono questi pochi anni passati nel dolore in
confronto all'eternità felice, dove la gioia non avrà misura e
fine, dove noi godremo di una pace che non si può immaginare",
diceva Pier Giorgio Frassati.
Quale era il segreto di questo giovane torinese, morto a 24
anni, allegro, abile alpinista, impegnato politicamente, esempio
di gioia di vivere e di generosità verso i poveri? Il connubio
fra la fede e la vita, tra l'accoglienza del Vangelo e l'azione
concreta. Pier Giorgio era infatti convinto che la fede debba
confrontarsi, senza steccati, in tutte le circostanze del
quotidiano. "Un modello che può insegnare qualcosa a tutti", lo
definì il socialista Filippo Turati, stupito perché "ciò che si
legge di lui è così nuovo e insolito che riempie di riverente
stupore anche chi non condivide la sua fede". Gli fa eco
monsignor Corrado Sanguineti, vescovo di Pavia, nella
prefazione: "Ciò che balza agli occhi è la potente affermazione
della personalità di Pier Giorgio, con mille interessi, che si
manifesta in lui proprio per la radicalità e la totalità con cui
vive l'avventura cristiana". Frassati era "un giovane dentro il
suo tempo, attento ai drammi sociali della Torino e dell'Italia
di allora, alla povertà che in molti casi assume il volto della
miseria materiale e morale, tanto da scegliere - ricorda ancora
il vescovo Sanguineti -, contro le attese della famiglia,
d'iscriversi a ingegneria per stare vicino alle classi più umili
degli operai e dei minatori: diventa il 'facchino' dei poveri,
trascinando per le vie della città i carretti carichi di
masserizie degli sfrattati".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA